Per chi si trovasse a passare nei pressi delle colline senesi, vi invito a visitare l’abbazia di San Galgano.
Un monastero che risale intorno alla metà del 1200 che ancora oggi ci affascina con la sua bellezza e forse con i suoi segreti. Per parlare dei suoi segreti occorre però parlare prima di Galgano, anzi San Galgano.
Uomo d’armi vissuto nel 1100, che stando alla leggenda, ebbe in sogno l’ordine di costruire una rotonda e ritirarsi a vivere lì. Stiamo parlando del suo Eremo posto sopra Montesiepi, nel comune di Chiusdino, provincia di Siena. Senza indugi Galgano decise di cambiare vita e da cavaliere divenne una persona dedita al Signore. San Galgano penetrò la roccia con la sua spada incastrandola al suo interno e così facendo creò una croce con l’elsa della spada stessa.
Con mio rammarico ho potuto constatare che oggi purtroppo la spada è danneggiata perché qualche “genio” ha pensato bene di provare ad estrarla. Ecco spiegata la teca a protezione della spada, ma soprattutto il rinforzo di acciaio che avvolge la spada all’altezza della roccia.
La storia dell’abbazia nacque quando si incontrarono San Galgano e il Papa che gli chiese di costruire un monastero nei pressi dell’Eremo. Purtroppo da lì a poco San Galgano morì, nell’anno stesso in cui nacque San Francesco. Coincidenza volle che poco dopo la sua morte furono scritti romanzi e poemi su un cavaliere di nome Parzival e sul Santo Graal. La storia racconta verosimilmente la vita di Galgano.
Forse c’è stata una traccia o addirittura il Santo Graal da queste parti, e poi che dire sul nome Galgano…. ma noi conosciamo anche un cavaliere di Re Artù che si chiama Galvano, altra coincidenza?
Galgano, Galvano…. mah! …come si dice, questa è un’altra storia!
Ma ora parliamo della nostra abbazia di san Galgano, purtroppo completamente deturpata di molti elementi strutturali tant’è che ne rimangono le sole mura.
Il monastero risalente al 1200 fu un’importanza economica e culturale tant’è che vi risiederono diversi camerlenghi di Siena.
Chissà com’era bella a quei tempi!
Le cose cambiarono in peggio quando ci fu una carestia susseguita poi dalla peste. Questo determinò l’arresto dello sviluppo economico del monastero, non solo, successivamente venne anche più volte saccheggiato. Purtroppo non ci furono più giorni di splendore e i monaci decisero di trasferirsi a Siena nel nuovo palazzo di San Galgano, abbandonando così il monastero. Infine, l’intero complesso, venne affidato ad abati che accelerarono la sua decadenza e la rovina. Addirittura ci fu un abate che fece smontare e vendette la copertura in piombo del tetto della chiesa.
Chissà cos’altro ha o hanno venduto.
Man mano che il tempo passava, senza il tetto, i vari elementi si deterioravano e crollavano. Anche il campanile crollò, in seguito ad un fulmine e la campana fu fusa e venduta come bronzo.
Negli anni seguenti l’abbazia venne sconsacrata e abbandonata definitivamente.
Per fortuna, in un’epoca più moderna, si susseguirono diversi restauri conservativi che ci hanno permesso di ammirarla ancora oggi.
Anche se ormai è rimasto poco della sua fausta bellezza di un tempo, possiamo ancora contemplare la sua maestosità. Giunti sul viale prospiciente la facciata principale, respiriamo l’aria delle Crete Senesi, definite come paesaggi magici e suggestivi, costituiti da una cascina isolata, magari posta in cima ad un colle, il cui viale di accesso è costeggiato da cipressi. In questo caso abbiamo, sì un viale con cipressi, ma ben più di una cascina, un monastero e una cappella con all’interno una spada nella roccia!


Già da lontano scorgiamo il fascino dell’abbazia di San Galgano che è posta nella piana sotto l’eremo che la sorveglia dalla sommità della collina. Più ci avviciniamo e più scopriamo ogni piccolo dettaglio, ma sorpresa delle sorprese, su un lato del monastero troviamo il cortile, che risulta essere un angolo fuori dal tempo;



Entrati nell’abbazia non troviamo un “tetto classico”, ma una copertura molto particolare che ha tanti colori e mille sfumature…. il cielo. Avvicinandosi all’altare e alzando gli occhi al cielo, possiamo avere una vista nuova dell’abbazia, un ritaglio di cielo contornato dalle mura laterali che formano una croce.
Vi invito a non perdere almeno uno dei due momenti più catartici della giornata, l’alba o il tramonto.
I raggi di sole attraversano le bifore, i rosoni e in base alla posizione in cui ci troviamo, possiamo ammirare dei veri e propri squarci di luce che come un pennello colorano le pareti del vecchio monastero.
È un peccato che durante la notte le luci artificiali illuminino l’abbazia in ogni angolo. Da un lato la possiamo apprezzare ancor di più, ma dall’altro si crea un grosso inquinamento luminoso che non permette di ammirare un manto stellato, con addirittura la via lattea, ben visibile in questi luoghi.

In compenso, avvicinandoci alle inferriate poste sulle porte della facciata principale, possiamo scrutare all’interno dell’abbazia e…..
non vi dico altro, giudicate voi dalla foto sottostante

Ma non è ancora finita, l’abbazia ci nasconde ancora un’altra magia. Sempre stando all’interno del monastero, volgendo il nostro sguardo verso terra, noteremo l’assenza del pavimento; al suo posto troviamo solo il terreno che durante le giornate di pioggia si trasforma in fango, ma in primavera giunge a nuova veste ricoprendosi di fili d’erba.
Una piccola magia…. dobbiamo dire grazie al mago Merlino?
Per questo non pubblico nessuna foto, lascio a voi la scoperta di questo luogo favoloso durante questa stagione.
Nelle foto che riporto spero di coinvolgervi e di affascinarvi come lo sono stato io in questi luoghi misteriosi, dove non guasta lasciar volare la fantasia.



